Come avrebbe mai potuto guardare in faccia sua moglie piuttosto, se solo avesse salvato Galeazzo Ciano. Azdora e perciò contadina, raccontata da una leggenda che la vuole matriarca di una famiglia devastata dal dolore, Rachele conquista il titolo di “donna” in virtù del suo carattere forte e combattivo, in ragione del suo essere stata fondamentalmente un monumento di dignità. A diciannove anni è Rachele che diventa compagna di Benito Mussolini, anzi, è registrata nei brogliacci della forza pubblica come «concubina dell’imputato Benito Mussolini». L’unica volta che Benito Mussolini si potrà permettere il lusso di una sfuriata con la moglie sarà a causa di un ‘furto’. A poco a poco si diffonde in paese la voce dell’avvenuta consegna: La vita di donna Rachele è un canovaccio di Euripide ma la biografia più bella, quella che l’ha consegnata ai posteri, l’ha scritta Francobaldo Chiocci: Donna Rachele. Devota di Padre Pio riceverà dalle mani del santo una corona di rosario per recitare le preghiere in memoria del marito, lei aggiungerà motu proprio un’Avemaria per Claretta Petacci, l’amante, ovvero la donna che le aveva sottratto il privilegio di morire accanto all’uomo della sua vita. È una formula insolita, darà adito a un sospetto che sopravviverà nel tempo, quando Edda, futura contessa Ciano, sarà sempre più diversa dalla madre così popolana, e sempre più contessa, forse figlia naturale di Angelica Balabanoff, nobile e bohémienne rapita d’amore per Mussolini. A Rachele spetterà il potente compito di officiare alla restituzione delle spoglie martoriate del Duce. Apollo di Belvedere
La cerimonia fu officiata da monsignor. Dopo anni di opprimente ipocrisia democratica, in un mezzogiorno di sabato – grazie anche alle intercessioni di Pietro Nenni, amico di famiglia – convocata segretamente al cimitero di Predappio, donna Rachele riceve in una cassa di sapone la salma del marito. A diciannove anni è Rachele che diventa compagna di Benito Mussolini, anzi, è registrata nei brogliacci della forza pubblica come «concubina dell’imputato Benito Mussolini». Tal prefetto Saverio Polito, quando la porta via da Villa Torlonia verso una destinazione d’ufficio stabilita dall’empio maresciallo Badoglio, le strappa la mano dalla rigidità che è propria di una signora ignobilmente sequestrata per compiere su di lei un volgare oltraggio sessuale, per infangare ulteriormente questa figlia del popolo che nessuna lusinga borghese aveva mai distolto dalla propria natura di madre, moglie e padrona. In un disegno di anonimo graffiato col carboncino si vedono Rachele e Benito intorno a una culla, il futuro fondatore dell’Impero suona una ninna nanna col violino. A poco a poco si diffonde in paese la voce dell’avvenuta consegna: «E’ tornato il Duce! Morirà per collasso cardiocircolatorio alle ore 13,20 del 30 ottobre 1979 nella propria abitazione a Villa Carpena, a Predappio. Rachele Guidi, casalinga. Collezione tedesca, col. Jandl a Burckner, 12 dicembre 1943 cit. Il marito diventa un cerbero: «Hai rubato allo Stato, quell’oro e quell’argento non l’hanno dato a me, lo hanno dato al capo del Governo». Fu registrata nell'atto di nascita come figlia di Mussolini e di madre ignota. Immune ai richiami e alle chimere della nobiltà perfino, sollecitata ad accettare un titolo principesco o una ducea almeno, questa donna cui hanno strappato il marito col sotterfugio tipico degli inquilini del Quirinale in un’Italia rovinata nel disastro civile ha dalla sua parte la regina Elena, sangue montenegrino, ..culto della lealtà e dell’onore, che tuona contro Vittorio Emanuele: “A casa nostra, sotto il nostro tetto, contro tutte le regole dell’ospitalità, quell’orrenda autoambulanza nel giardino…”. LA SCULTURA DAL SECOLO XVI AL XIX
La confessione di Rachele Mussolini: "Mai capitati attacchi così beceri a sfondo sessuale come quelli ricevuti da Etro" 16/02/2020 > embed. La vita di donna Rachele è un canovaccio di Euripide ma la biografia più bella, quella che l’ha consegnata ai posteri, l’ha scritta Francobaldo Chiocci. Tal prefetto Saverio Polito, quando la porta via da Villa Torlonia verso una destinazione d’ufficio stabilita dall’empio maresciallo Badoglio, le strappa la mano dalla rigidità che è propria di una signora ignobilmente sequestrata per compiere su di lei un volgare oltraggio sessuale, per infangare ulteriormente questa figlia del popolo che nessuna lusinga borghese aveva mai distolto dalla propria natura di madre, moglie e padrona. Devota di Padre Pio riceverà dalle mani del santo una corona di rosario per recitare le preghiere in memoria del marito, lei aggiungerà motu proprio un’Avemaria per Claretta Petacci, l’amante, ovvero la donna che le aveva sottratto il privilegio di morire accanto all’uomo della sua vita. Rachele e Benito si sposeranno civilmente nel 1915, si uniranno in matrimonio anni dopo, e questa volta davanti all’Altare, quando lui avrà trovato ‘posto’ alla guida della nazione italiana. È una formula insolita, darà adito a un sospetto che sopravvivrà nel tempo, quando Edda, futura contessa Ciano, sarà sempre più diversa dalla madre così popolana, e sempre più contessa, forse figlia naturale di Angelica Balabanoff, nobile e bohémien rapita d’amore per Mussolini. Dopo la morte è stata sepolta vicino al marito nella cripta del cimitero di Predappio. In un disegno di anonimo graffiato col carboncino si vedono Rachele e Benito intorno a una culla, il futuro fondatore dell’Impero suona una ninna nanna col violino. La bambina viene registrata all’anagrafe come figlia di Benito Mussolini e di N.N. Dopo anni di opprimente ipocrisia democratica, in un mezzogiorno di sabato – grazie anche alle intercessioni di Pietro Nenni, amico di famiglia – convocata segretamente al cimitero di Predappio, donna Rachele riceve in una cassa di sapone la salma del marito. She came from a peasant family and moved in with Benito Mussolini in 1910. Con il Duce, oltre il Duce, Ugo Mursia Editore, Milano, 2007. [2][3] Le famiglie non erano però d'accordo sulla loro relazione e così nel 1909 Benito convocò sia il padre sia la madre di Rachele e, impugnando una rivoltella, comunicò loro che, se non avessero acconsentito al loro matrimonio, avrebbe ucciso lei e se stesso. [4], In seguito Rachele convisse con Mussolini fin dal gennaio 1910 a Forlì e ne ebbe una figlia, Edda, prima del matrimonio, quindi illegittima secondo la legislazione dell'epoca. Si trasferì con la madre a Forlì, dove Rachele andò a servizio presso alcune ricche famiglie. ISBN 978-88-425-3813-4; Alberto Mazzuca, Luciano Foglietta, Mussolini e Nenni amici nemici, Minerva Edizioni, Bologna, 2015. Anche durante il ventennio fascista, nonostante la posizione politica del marito, Rachele mantenne rapporti con gli ambienti popolari della Romagna e in particolare di Forlì: ad esempio, era risaputo che era cliente di Augusto Rotondi, celebre guaritore e speziale, medico empirico non titolato, da tutti conosciuto semplicemente come Zambuten. Immune ai richiami e alle chimere della nobiltà perfino, sollecitata ad accettare un titolo principesco o una ducea almeno, questa donna cui hanno strappato il marito col sotterfugio tipico degli inquilini del Quirinale in un’Italia rovinata nel disastro civile ha dalla sua parte la regina Elena, sangue montenegrino, «culto della lealtà e dell’o nore» che tuona contro Vittorio Emanuele: «A casa nostra, sotto il nostro tetto, contro tutte le regole dell’ospitalità, quell’orrenda autoambulanza nel giardino». Rachele nacque a Predappio, in località Salto, da Agostino Guidi e Anna Lombardi. Lei è un caratteraccio, lui l’asseconda sempre. Avranno altri quattro figli: Vittorio, letterato, soldato e ottimo critico cinematografico, quindi Bruno, un angelo dell’aviazione morto in giovane età, la dolcissima Anna Maria, colpita giovanissima dalla poliomielite e infine Romano, jazzista, pittore, un artista dal tratto amorevole, papà di Alessandra, l’inaspettata nipote che infine ha coraggiosamente raccolto I’eredità politica di una complicata e affascinante famiglia italiana. La consigliera comunale di Roma Rachele Mussolini si confessa: "Non mi era mai capitato di subire attacchi social così beceri e a … La bambina viene registrata all’anagrafe come figlia di Benito Mussolini e di N.N. Rachele Guidi, vedova Mussolini (Predappio, 11 aprile 1890 – Forlì, 30 ottobre 1979), conosciuta anche come donna Rachele[1], fu la consorte di Benito Mussolini.