Zirlìo è infatti parola della lingua italiana, e deriva dal verbo, onomatopeico, zirlare, che indica il verso dei tordi e di altri uccelli. A volte il nome artistico è costituito dalla città natale aggiunta al nome ( Manolo Sanlúcar , Ramón de Algeciras ); ma molti, forse la maggior parte, di questi nomi sono più eccentrici: Pepe de la Matrona (perché sua madre era una levatrice); Perico del Lunar (perché aveva una talpa); Tomatito (figlio di un padre noto come Tomate (pomodoro) a causa della sua faccia rossa); Sabicas (a causa della sua passione infantile per i fagiolini, da niño de las habicas ); Paco de Lucía , nato Francisco (" Paco ") Gustavo Sánchez Gomes, era conosciuto fin dall'infanzia dopo la madre portoghese, Lucía Gomes (de Lucía = [figlio] di Lucía). vassoio, dal francese cabaret, che però non significa vassoio ma “taverna con spettacoli di varietà”, Dizionario Francese – Italiano di Raoul Bloch, ed. Appunto. registra questo significato al settimo posto. Un’onza era divisa in dodici tarì. Probabilmente deriva da una parola di slang americano, udita e chissà come storpiata dai siciliani ai tempi dell’occupazione americana della Sicilia, o importata con il “brooklyno” degli emigrati di ritorno. In un testo, Camilleri la definisce così: “Quel particolare modo di parlare che viene quando uno ha il naso chiuso e stracangia (vedi) la pronuncia delle consonanti”. pistacchio, pianta e frutto. Talvolta, solo una messa in scena – perfino con un “rapimento” spettacolare quanto concordato tra le famiglie – per risparmiare le ingenti spese per una festa di matrimonio regolare. Sic.). è sia lo scarto improvviso di un animale sia il balzo di un grosso capo di selvaggina e, quindi, le tracce che, fuggendo, lascia sul terreno. Il verbo è gnutticari: in senso figurato, vale: raggirare qualcuno, persuaderlo, tirarlo dalla propria parte. Questa è, in realtà, parola dotta, dottissima, con un pedigree che parte dal latino e arriva fino al greco bizantino: come mandilio indica il fazzoletto su cui, secondo una leggenda del 4° o 6° secolo, sarebbe rimasto impresso il volto di Cristo. Si portò pure i lampadari, per lo stesso motivo. letteralmente, calati giunco finchè non passa la piena (del fiume). Per antonomasia, fuitìna in Sicilia è la fuga consensuale di due giovani che vogliono sposarsi contro la volontà delle famiglia: basta una notte passata insieme per rendere “obbligatorio” il matrimonio. poliziotti, storpiamento in americano-brooklyno della parola Police. occipite. tromba marina, ma anche tempesta, bufera in senso figurato. cullare. I nomi dati sono ufficialmente in una lingua (basco o spagnolo) ma spesso le persone usano una versione tradotta o abbreviata. L’interessato ha diritto di ottenere la conferma dell’esistenza o meno di dati personali che lo riguardano, anche se non ancora registrati, e la loro comunicazione in forma intelligibile. Riempire. confondere, turbare. Sic.). E quindi le chiavi della proprietà - in attesa di una divisione - le tenne la moglie del generale. Strumento portatile fatto di tavole per comprimere la vinaccia sotto il torchio”. Il verbo è identico, a parte la desinenza siciliana in ari, sia nella lingua italiana che nel dialetto. Usava un diminutivo che può sembrare vezzoso... Francuccia. convincere, detto di gente della quale non si riesca a inquadrare la personalità. erbe, muschi o alghe, sulle rive di corsi d’acqua o sugli scogli a fior d’onda. Scugnare significa cavare, togliere da un incastro; mandar via, cacciare. scolata, detto di bottiglia. “Muovere e agitare una cosa violentemente” (Mort. Ma anche: accoccolarsi, rannicchiarsi nel letto, imbacuccarsi. Cavolo, Saro aveva citato un detto di D’Annunzio sicuramente non era un’ignorante, dimostrò che aveva studiato. Camilleri sebra dare al verso il signoificato di graffiarsi. José María Aznar ). Assumere atteggiamenti mafiosi, vantarsi. che non sta mai fermo, che tocca tutto. Significava tanto essere preso a legnate quanto allontanarsi dal consorzio civile”. Trec. “Primintiu. Ma forse nel testo c’è un refuso: all’urbigna o all’urbisca. stagione. Sic. Sic.). “Io domandai un favore al sindaco e lui mi annacò per un anno senza concludere: mi illuse, mi cullò nella speranza, in definitiva, mi prese in giro”. In un testo di Camilleri c’è assumata, ma forse la m mancante è da mettere in conto al monoglotta correttore di bozze. I due cognomi di tutti i fratelli devono essere nello stesso ordine quando registrati nel Registro Civil . dall’antica parola italiana bonicare, vomitare: trapelare, manifestarsi all’improvviso, per esempio, della febbre. arretrato. chi vive appartato dal consorzio civile. “Dicesi di chi ha la pancia vuota. (Mort.) Trac.). Sic. aizzare il cane contro qualcuno, assaltare; affollarsi attorno a qualcuno con domande insistenti. h. (figlio di): un uomo chiamato come suo padre, potrebbe aggiungere il suffisso minuscolo h. (denotando hijo , figlio) al suo cognome, distinguendosi così, Juan Gómez Marcos, h. , da suo padre, Juan Gómez Marcos ; l'analogo inglese è "Jr." ( junior ). Piccolo di animale prima che venga separato dalla madre. Parlandosi di pagamento, vale non eseguito. Figurato arcaico: adombrarsi”. il passaporto forse fu lasciato lì perché non apparteneva alla famiglia del marito. Il risultato deve avere la consistenza della farina lievitata e pronta a diventare pane”, raccontava Camilleri. scaldare il forno; infiammarsi, scaldarsi, ardere di febbre o di passione. Accomodare, aggiustare alla meglio. Soccorrere. dall’antica parola italiana bonicare, vomitare: trapelare, manifestarsi all’improvviso, per esempio, della febbre. Camilleri cita Pirandello, che usò la parola italiana in una sua novella. detto di persona, pesante, senza spirito; chi non voglia dare soddisfazione all’interlocutore; di condimento, scipito. tacere per paura di fronte a qualcuno frenando l’impulso di rispondere per le rime. Gli attributi e le funzioni del decreto 138/2007 del 26 luglio regolano il rilascio dei certificati di correzione della lingua per i nomi catalani tradotti , da parte dell'Institut d'Estudis Catalans (Istituto di studi catalani) di Barcellona. Ma il gabbiano è il gabbiano e lo smergo, secondo Mort. iò saccio, tu sai, iddu sape: prime tre persone dell’indicativo presente del verbo sapiri, sapere. In Siciliano esiste anche il verbo maciriari: “Trattar con mano la farina da impastare fregandola sulla madia” (Tra.).