Questo sito NON utilizza cookies di profilazione e NON traccia le abitudini dei propri utenti per inviare loro messaggi pubblicitari personalizzati essendo nato solo per scopi didattico-culturali. Attraverso la stratificazione delle architetture che sono in questo luogo è possibile leggere la storia di mille anni della città. Secondo la tradizione romana la decisione della sua edificazione si deve a Numa Pompilio. La valle venne così drenata e ricevette in aggiunta una pavimentazione in tufo. La valle dove sorge il Foro era originariamente paludosa ed inospitale, tanto che tra il X e VII sec. Nella seconda metà del VI sec. I lavori di edificazione del tempio vennero iniziati nel 367 a. C. da Lucio Furio Camillo per commemorare la riconciliazione tra plebei e patrizi, e ricostruito da Lucio Opimio per favorire l’armonia dopo l’omicidio dei Gracchi. Il Palatino e il Campidoglio erano originariamente divisi da una valle paludosa, chiamata Velabro, in cui confluivano i corsi d’acqua provenienti dall’Esquilino e dal Viminale prima di gettarsi nel Tevere. Nella Curia sono esposti due grandi rilievi, probabilmente balaustre di una tribuna, trovati al centro del Foro e chiamati plutei di Traiano. Per questo motivo la ricostruzione è estremamente complessa. Ti servono contenuti multimediali sul Foro Romano? La vecchia area del Foro in cui i Romani si riunivano per motivi politici ed economici fin dall’epoca arcaica, già con Cesare aveva incominciato a dimostrarsi insufficiente alle mutate esigenze di una città in continua espansione. Questo tempio fu iniziato sotto Tito e completato da Domiziano; e viene citato per la prima volta dalle fonti antiche nell’87 d. C.. La dedica originaria si riferisce al solo Vespasiano, nonostante il suo completamento sia avvenuto dopo la morte del figlio e successore Tito, che pure venne divinizzato come divus Titus. Una parte dell’antichissima trabeazione è invece conservata nel Tabularium. Piccolo e di forma circolare, i resti ad oggi visibili di questo tempio appartengono ad una parziale ricostruzione moderna dell’ultima fase dell’edificio, che comprende alcuni elementi originali in marmo completati in travertino. Secondo la tradizione, le festività si concludevano al grido di «Io Saturnalia». Nel Medioevo i monumenti del Foro Romano caddero in rovina (vennero infatti soprattutto adoperati per nuove costruzioni). Non tutta questa vasta area, tuttavia, costituisce il Foro Romano vero e proprio. La crisi della Repubblica ed il passaggio del potere nelle mani di personalità tendenzialmente monarchiche portò ad un ulteriore cambiamento di funzioni, che si tradusse in una ristrutturazione urbanistica. Di epoca imperiale, precisamente durante l’età dei Flavi, fu l’edificazione del tempio del Divo Vespasiano, che abbiamo citato brevemente in precedenza. Altri graffiti riproducono le statue dei dintorni. Al II secolo d. C. risale la costruzione del Tempio di Antonino e Faustina, poi inglobato dalla chiesa di San Lorenzo in Miranda. Secondo lo storico Tacito la piana del Foro, come pure il vicino colle del Campidoglio, furono aggiunti alla Roma quadrata (Palatino) di Romolo da Tito Tazio. La struttura conferita all’area forense dall’opera di Augusto, restò a lungo immutata : le inserzioni di nuovi edifici, come il Tempio di Vespasiano e Tito e quello di Antonino e Faustina, si adattarono senza modificarla alla struttura augustea. La prima cosa da fare è decidere in quale epoca rappresentare l’area che, come appena detto, ha avuto una vita lunga mille anni. A questo periodo di grande attività edilizia appartiene anche la nuova pavimentazione della piazza forense, realizzata con lastre di marmo dal pretore L. Naevius Surdinus, e rimasta in uso per tutta l’età antica. Negli ultimi secoli della repubblica il Foro di Roma è ormai il centro di uno stato potente che controlla tutto il Mediterraneo. Inoltre, in prossimità della Regia vi erano alcuni pozzi tuttora visibili e vi si dovevano trovare due piante d’alloro ricordate dalla tradizione. a. C. risale anche la Regia, situata all’estremità sud-est del Foro. Non ci sono conferme che si trattasse del punto ideale di partenza delle distanze delle vie, secondo la ricostruzione più diffusa. La datazione più accettata è quella connessa al restauro del vicino tempio dei Càstori a opera di Lucio Cecilio Metello Dalmatico nel 117 a.C. Sono visibili i restauri più tardi, probabilmente dell’inizio della fase imperiale, in tufo diverso, databile al restauro in epoca tiberiana del tempio. Il lato breve a sud-ovest del Foro si trovò a essere sistemato col tempio del Divo Giulio incorniciato dall’arco partico di Augusto e dal portichetto dell’Arco di Gaio e Lucio Cesari, escludendo alla vista gli antichi monumenti della Regia e del tempio di Vesta. Una produzione di www.altair4.comFollow us on: http://www.capitolivm.it – http://twitter.com/Capitolivm – http://www.youtube.com/user/Capitolivm, Pubblicato da Capitolium su Mercoledì 12 ottobre 2016. La colonna, realizzata in marmo bianco (precisamente in marmo proconnesio), rimane attualmente in situ, in una posizione isolata tra le rovine, ma è un riferimento nel Foro, ed appare spesso in vedute ed incisioni. Solo grazie alle imponenti opere urbanistiche dell’Italia post-unitaria e degli anni successivi, il Foro Romano è stato gradualmente riportato alla luce, studiato, e musealizzato. Nel II sec. Solo Domiziano, in stretta osservanza con la sua politica rigidamente monarchica, osò per primo inserire un elemento di rottura : la sua gigantesca statua equestre al centro della piazza che diventò così una mera cornice per l’esaltazione del monumento che lo qualificava come “dominus et deus”. Nel IV sec. C.. Quest’ultimo restauro si distinse per l’opulenza dei marmi e per i ricchi ornamenti architettonici. Restaurato da Settimio Severo prima e da Caracalla poi, il tempio di Vespasiano occupa lo spazio tra il tempio della Concordia e il portico degli Dei Consenti e si addossa al Tabularium, che sorge sulle pendici del Campidoglio, limitato anteriormente dal percorso del “Clivo Capitolino” (clivus Capitolinus), la via percorsa dal corteo trionfale per salire sul colle, che lo separa dal tempio di Saturno. Per ritrovare un'attività edilizia degna di nota dobbiamo arrivare al IV secolo, quando Camillo, vincitore dei Galli, fece costruire (nel 367) il Tempio della Concordia. Nell’età tardoantica e successivamente il Foro Romano conobbe una fase di declino. Il Foro, inoltre, si andò lentamente interrando e venne usato come terreno adibito al pascolo e alla semina (da qui il nome di «Campo Vaccino»). Le opere apportate da Cesare, da Augusto e da Tiberio trasformarono la piazza del Foro in uno sfondo di rappresentanza, destinato ad esaltare il prestigio della dinastia. Naturalmente sono di grande aiuto anche le documentazioni storiche, a partire dalle più antiche, vale a dire dalle fonti storiche che ne descrivono l’aspetto e le caratteristiche, ma anche i lavori più recenti: straordinari dal punto di vista grafico i disegni degli studenti dell’Accademia di Francia, i celebri “envois”, architetti di grande formazione classica che ci hanno lasciato potesi ricostruttive di grande fascino e impatto, molto utili per decidere che tipo di rappresentazione, che tipo di immagini restituire del grande foro di Roma antica. Solo dopo l’Unità d’Italia e col periodo fascista l’area del Foro Romano è potuta tornare alla luce, diventando uno dei siti archeologici più importanti e visitati del mondo. C’erano così tante sculture greche, dipinti ed altre opere d’arte che il tempio si trasformò in una specie di museo dell’arte e della scultura. Il Foro, quindi, costituì in origine un mercato, per poi divenire, man mano che la città acquistava in potenza e ricchezza, il centro della città stessa, luogo di riunioni e comizi, accademia di cultura e d'arte. I lavori della sua costruzione vennero iniziati nel 54 a. C. per volere di Cesare e furono terminati nel 46 a. C. da suo nipote Augusto. Sotto Diocleziano, ai numerosi monumenti che allora dovevano ingombrare l’area della piazza, si aggiunsero cinque colonne su alti basamenti in muratura, che dovevano celebrare la Tetrarchia. L’area venne bonificata intorno al 600 a. C. grazie alla costituzione della Cloaca Maxima (letteralmente “la fogna più grande”), per volere del re Tarquinio Prisco. All’epoca della costruzione del Foro di Cesare venne definitivamente abbattuta (I resti della Curia Hostilia si trovano ancora sepolti sotto la chiesa dei Santi Luca e Martina) e al suo posto venne eretta una struttura più grande, la Curia Iulia, conservatasi nella forma delle ristrutturazioni successive fino ad oggi.