[13] Per un approfondimento sul romanzo rimando all’articolo Delitto e castigo, dalla dialettica alla vita. Sul blog bazzecole.altervista.org i maldestri tentativi di scrittura creativa. [20] Per un approfondimento sul protagonista dei Demòni rimando agli articoli Nikolàj Vsèvolodovič Stavrògin, il funesto demiurgo. In pratica la canzone è dedicata proprio a suo padre. I personaggi femminili di Heinrich von Kleist", pubblicata sulla rivista «Le rotte - Il porto di Toledo». Il monachesimo degli albori si fonda sulla libertà individuale del monaco, che liberamente sceglie la vita solitaria. Seconda parte. Mi riferisco naturalmente a L’idiota e al suo indimenticabile protagonista, il principe Lev Nikolaevič Myškin, con lo stesso autore che in diverse lettere evidenzia proprio la corrispondenza tra Cristo e Myškin. IlIl RomanticismoRomanticismo La nascita di una nuovaLa nascita di una nuova sensibilitàsensibilità 2. One moment, you will be redirected shortly. Dostoevskij nutre una fiducia incondizionata, totale nei confronti del proprio popolo, fiducia che lo porta, ad esempio, a battersi con convinzione per l’assoluta libertà di stampa, certo che il popolo russo, portatore dell’autentico e puro messaggio cristiano, sappia sempre distinguere tra bene e male. Prima parte. Ma traditore nei confronti di chi? Fëdor Dostoevskij, diciassettenne, al fratello Michail Introduzione. Oltre allo sfortunato principe Myškin, altri due personaggi di Dostoevskij gravitano stabilmente attorno al luminosissimo astro raffigurato da Cristo. Linguaggio e scrittura in Carlo Michelstaedter". No, questo no, allora preferisco restare con il popolo, giacché soltanto da esso ci si può aspettare qualcosa, e non certo dall’intelligencija russa, che nega il popolo e non è neppure intelligente» [16]. Un mistero che bisogna risolvere, e se trascorrerai tutta la vita cercando di risolverlo, non dire che hai perso tempo; io studio questo mistero perché voglio essere un uomo». Dostoevskij crea figure di nichilisti memorabili, indimenticabili; nichilisti spontanei, definiamoli così, come Svidrigajlov, sinistro personaggio di Delitto e castigo, e soprattutto come Stavrogin, l’inquietante e malvagio centro, vero e proprio funesto demiurgo dei Demòni [20], che si rendono entrambi protagonisti di abusi sessuali nei confronti di bambine fatte a pezzi dal rimorso e dalla vergogna, e che, come i loro aguzzini, ricorrono al suicidio per porre fine ai loro insostenibili tormenti, e nichilisti intellettuali, come l’ingegnere Kirillov, altro demòne, creatore di una delle vette del pensiero negativo umano, filosofo del suicidio e della singolare teoria dell’Uomo-Dio [21], e Ivan Karamazov, ideatore di un testo, il poema Il Grande Inquisitore [22], che si impone come uno dei massimi vertici, difficilmente, quasi impossibilmente eguagliabili, non solo della produzione dostoevskiana, ma dell’intera produzione filosofico-letteraria universale; Ivan che, con la sua teoria del tutto è permesso in assenza di Dio, arma il braccio di Smerdjakov [23], finendo però per sprofondare nella follia, follia che gli impedisce di ricorrere a quella soluzione estrema che accomuna tutti i nichilisti di Dostoevskij, come mostrato in questa breve rassegna, il suicidio. Dostoevskij è uno scrittore limpido, che non lascia spazio a interpretazioni. Dostoevskij è un fenomeno naturale ancor prima che intellettuale, è prepotente e immediato come una nevicata copiosa, come la pioggia battente o come l’afa estiva, e se a questa considerazione si somma l’importanza filosofica conferita a Cristo e al cristianesimo, allora si può accettare di buon grado, seppur rielaborandola in chiave metaforica, la definizione di «naturalismo cristiano» ideata da Zen’kovskij [17] in relazione al pensiero del grande, anzi, dell’enorme scrittore russo. Leggiamone una, quella indirizzata a Sof’ja Aleksandrovna Ivanova, la nipote prediletta di Dostoevskij, alla quale dedica tra l’altro il romanzo, datata gennaio 1868: «E così io, tre settimane fa […], mi sono messo a scrivere un nuovo romanzo e ci lavoro giorno e notte. [3] Per un approfondimento sul saggio rimando all’articolo Guerra e rivoluzione: l’anarchico Tolstoj contro la superstizione statalista. In esso lo scrittore russo vede l’anticristo, trattandosi di un’ideologia per definizione atea, in quanto fondata sull’idea di libertà dell’uomo dalla trascendenza, dalla dimensione divina, al contrario essenziale per Dostoevskij, necessaria, unica salvezza per l’umanità. Al mondo c’è stato soltanto un personaggio bello e positivo, Cristo, tantoché l’apparizione di questo personaggio smisuratamente, incommensurabilmente bello costituisce naturalmente un miracolo senza fine. Cristo soltanto poteva farlo, ma Cristo era l’ideale eterno sin dall’inizio dei tempi, quell’ideale a cui l’uomo tende, e deve tendere, per legge di natura. «L’uomo è un mistero. Per giunta vi sono delle esigenze specificamente artistiche: era necessario rappresentare una figura modesta e maestosa, mentre in realtà la vita è piena di aspetti comici ed è maestosa soltanto nel suo senso interiore, cosicché, volente o nolente, per esigenze artistiche mi sono visto costretto a toccare anche gli aspetti più volgari della vita del mio monaco per non nuocere al realismo artistico. Amare l’uomo come se stessi, secondo il comandamento di Cristo, non è possibile. Tuttavia, dopo la comparsa di Cristo come ideale dell’uomo incarnato, è diventato chiaro come il giorno che l’evoluzione ultima e suprema della personalità individuale (e questo proprio al culmine dell’evoluzione, anzi nel momento stesso in cui il fine dell’evoluzione sarà raggiunto) in cui l’uomo riconosca, si renda conto e si convinca con tutta la forza della sua natura che l’impiego più alto che egli possa fare della sua individualità, nel momento in cui il suo io abbia raggiunto la pienezza dello sviluppo, consiste nel distruggere questo stesso io, nel donarlo interamente a tutti e a ciascuno indivisibilmente e senza riserve. Reset your passwordClick the eye to show your password. […] Ma, almeno secondo la mia facoltà di giudizio, sarebbe assolutamente insensato raggiungere uno scopo così alto se, al momento del raggiungimento di tale fine, tutto dovesse spegnersi e scomparire, e cioè se non ci fosse più vita per l’uomo dopo averlo raggiunto. Dostoevskij, Memorie dal sottosuolo. All rights reserved. Ora, rappresentando il polo positivo del pensiero dostoevskiano, è chiaro che l’ideale di Cristo trovi ampio spazio all’interno della produzione letteraria dello scrittore russo, non potrebbe essere altrimenti. À brebis ton In un bar rimase affascinato da un vecchio con lo sguardo perso nel vuoto e le mani callose, che gli ricordò suo padre (un verso della canzone dice "tremavan le sue mani come quelle di mio padre"). Attraverso questi personaggi radicalmente negativi, e soprattutto attraverso l’ultimo di essi, Ivan Karamazov, come sottolinea Auerbach, Dostoevskij apre la via a quella crisi dell’individuo che dilagherà nella cultura occidentale tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo. Dostoevskij ed il “Cristo morto” di Holbein. Vi piacciono "I Pooh" come gruppo musicale? Dostoevskij rivoluziona l’intera storia della letteratura – e anche della filosofia, oserei dire, considerando soprattutto l’influenza esercitata su Nietzsche -, che, dopo di lui, non sarà più la stessa [24]. L’uomo Fëdor Dostoevskij appartiene a quel ristretto novero di autori che, oltreché scrittori, possono, anzi, […] Nikolàj Vsèvolodovič Stavrògin, il funesto demiurgo. Ma, come abbiamo visto in apertura dell’articolo, l’uomo è per Dostoevskij «un essere infinito in continua evoluzione», così può accadere che dal basso si risalga verso l’alto, dal sottosuolo ci si elevi a Cristo, ed è ciò che accade a Raskol’nikov, il quale, intrappolato nell’inferno delle sue assurde teorie superomistiche, individuali ed atee, grazie a Sonja, come Lazzaro riesce a risorgere, per non morire mai più. Prima parte, Henri Le Sidaner – La formazione, i maestri e il pensiero, Erasmo da Rotterdam – Elogio della follia, Dostoevskij spiega Dostoevskij. Delitto e castigo, dalla dialettica alla vita. Come scrive Pacini, «per Dostoevskij l’uomo è […] un essere infinito in continua evoluzione» [6], il cui dramma si svolge entro due poli opposti, antitetici, Cristo e il sottosuolo[7]. Seconda parte. E viceversa: qualsiasi miscredente o indifferente non è assolutamente in grado di comprendere né il popolo russo né il principio nazionale russo. (Tutto il Vangelo di Giovanni è concepito in questo senso: egli trova tutto il miracolo nella sola incarnazione, nella sola apparizione del bello)» [10]. Sulla terra la legge della personalità è d’impaccio. I Fondamentali: quanto ha fatto per noi Tolstoj, I Fondamentali: Però i Romanzi di Formazione…, I fondamentali: i migliori album italiani degli anni ’60. [21] Per un approfondimento sull’ingegnere rimando all’articolo Aleksèj Niljč Kirillov, l’Uomo-Dio. Fai clic qui per condividere su Twitter (Si apre in una nuova finestra), Fai clic per condividere su Facebook (Si apre in una nuova finestra), Fai clic per condividere su WhatsApp (Si apre in una nuova finestra), Fai clic per condividere su Telegram (Si apre in una nuova finestra), Fai clic qui per condividere su Pinterest (Si apre in una nuova finestra), Il mondo alla rovescia, riscoprire la satira in Svizzera, Cronache vinciane d’inimicizia michelangiolesca, La casa in collina, tragica testimonianza dell'impotenza dell'intellettuale, Fëdor Dostoevskij, «Memorie dal sottosuolo»: la malattia della consapevolezza.