Mi appropriai infatti di cose che già possedevo in maggior misura e molto miglior qualità; né mi spingeva il desiderio di godere ciiò che col furto mi sarei procurato, bensì quello del furto e del peccato in se stessi. Separandomi da te, dall’unità, svanii nel molteplice quando, durante l’adolescenza, fui riarso dalla brama di saziarmi delle cose più basse e non ebbi ritegno a imbestialirmi in diversi e tenebrosi amori. Invece io quell’atto da solo non l’avrei compiuto, non l’avrei assolutamente compiuto da solo. Ma pure in che cosa consisteva? Tuttavia per ottenere tutti questi beni non occorre allontanarsi da te, Signore, né deviare dalla tua legge. Le belle forme nei corpi e l’oro, e l’argento e ogni cosa simile attraggono gli occhi col loro aspetto; nel senso del tatto importa moltissimo la consonanza della carne e del suo oggetto, come gli altri sensi ricevono dagli oggetti una loro specifica e conveniente modificazione. 1. E l’amicizia fra gli uomini non è forse deliziosa per l’amabile nodo, con cui unifica molte anime? Oh amicizia inimicissima, seduzione inesplicabile dello spirito. Copyright © 2020 Monastero Virtuale. Libro I: narra dei primi 15 anni della vita, del suo scarso amore per lo studio, delle sue colpe. E infatti appena colti li gettai senza aver assaporato che la mia cattiveria, così inebriante a praticarla. Non eri bello, se eri un furto; anzi, sei qualcosa, per cui possa rivolgerti la parola? Per amore del tuo amore m’induco a tanto, a ripercorrere le vie dei miei gravi delitti. Tu eri sempre presente con i tuoi pietosi tormenti, cospargendo delle più ripugnanti amarezze tutte le mie delizie illecite per indurmi alla ricerca della delizia che non ripugna. Eppure tutti questi peccati: e quelli che di mia spontanea volontà commisi, e quelli che sotto la tua guida evitai, mi furono rimessi, lo confesso. Ma non mi tenevo nei limiti della devozione di anima ad anima, fino al confine luminoso dell’amicizia. Sapere. La tua legge, Signore, condanna chiaramente il furto, e così la legge scritta nei cuori degli uomini, che nemmeno la loro malvagità può cancellare. In quell’azione mi attrasse anche la compagnia di coloro con cui la commisi. Senza dubbio un sentimento proprio molto turpe, ed era una sventura per me il provarlo. Tacevi davvero per me in quei. 6. Perché dunque godevo di non agire da solo? Neppure se ricco, e l’altro costretto alla miseria. L’ira vuole vendetta, ma quale vendetta è più giusta della tua? Che altro mi dilettava allora. Dove ero, in quale esilio remoto dalle dolcezze della tua casa trascorsi quel sedicesimo anno di età della mia carne, quando prese il dominio su di me, ed io mi arresi a lei totalmente, la follia della libidine, ammessa dall’onorabilità pervertita degli uomini, ma non dalle tue leggi? Cosa amai dunque in quel furto e in che cosa imitai, sia pure in male e alla rovescia, il mio Signore? I miei genitori non si curarono di contenere quella frana col matrimonio; si curarono unicamente che imparassi a comporre i migliori sermoni e a convincere con belle parole. Esalavo invece dalla paludosa concupiscenza della carne e dalle polle della pubertà un vapore, che obnubilava e offuscava il mio cuore. o qualcuno ti può privare degli oggetti del tuo amore? Essa mi chiedeva – come ricordo dentro di me l’incalzante sollecitudine dei suoi ammonimenti! O Signore, io sono servo tuo, io sono servo tuo e sono figlio dell’ancella tua. E a quale scopo? le confessioni di sant'agostino: spiegazione e riassunto Le Confessioni . I primi 9 libri sono di carattere più strettamente autobiografico. Voglio te, giustizia e innocenza bella e ornata delle tue pure luci e di un’insaziabile sazietà. Tutti i diritti riservati. 1. 5. Chi può istruirmi in merito, se non Colui che illumina il mio cuore e ne squarcia le tenebre? Persino alle follie e alle crudelta estreme di un uomo, del quale fu detto che sfogava abitualmente per nulla la propria malvagità e crudeltà, fu premessa una ragione: "perché nell’inattività dice il suo storico non s’intorpidisse la mano o lo spirito". Eppure cos’è più vicino alle tue orecchie di un cuore che si confessa e di una vita sostanziata di fede? miserabile, poiché ne avevo in abbondanza di migliori. Nelle vicinanze della nostra vigna sorgeva una pianta di pere carica di frutti d’aspetto e sapore per nulla. Ma nel cuore di mia madre avevi già posto mano all’erezione del tuo tempio e alle fondamenta della tua santa casa, mentre il padre era ancora catecumeno, e da poco per di più. O mia gioia tardiva, tacevi allora, mentre procedevo ancora più lontano da te moltiplicando gli sterili semi delle sofferenze, altero della mia abiezione e insoddisfatto della mia spossatezza. Quale sentimento provavo allora in cuore? lo ti amerò, Signore, ti renderò grazie e confesserò il tuo nome, poiché mi hai perdonato malvagità e delitti così grandi. Tutte: queste cose e le altre ad esse simili sono fonte di peccato soltanto nel caso che ad esse tendiamo smoderatamente e per esse, che sono beni infimi, trascuriamo gli altri migliori e sommi: te, Signore Dio nostro, e la tua verità e la tua legge. Cosa non avrei potuto fare, se amai persino il delitto in se stesso? Quando mancavo di colpe che mi uguagliassero ai malvagi, inventavo fatti che non avevo fatto per timore di apparire tanto più vile quanto più ero innocente e di essere giudicato tanto più spregevole quanto più ero casto. Chi può districare un nodo così tortuoso e aggrovigliato? Ma anche imitandoti, a loro modo, provano che tu sei il creatore dell’universo e quindi non è possibile allontanarsi in alcun modo da te. Eccolo, questo servo, fuggitivo dal suo padrone, che ha raggiunto un’ombra. Non se ne curò per timore che le pastoie coniugali inceppassero le mie prospettive, non la prospettiva della vita futura, che mia madre fondava in te, ma le prospettive degli studi, ove entrambi i miei genitori ambivano troppo che io progredissi, l’uno perché di te, non pensava quasi nulla e di me pensava delle vacuità, l’altra perché riteneva che la formazione culturale allora in voga non solo sarebbe nessun detrimento, ma anzi alcun giovamento a portarmi fino a te. Ciò nonostante io volli commettere un furto e lo commisi senza esservi spinto da indigenza alcuna, se non forse dalla penuria e disgusto della giustizia e dalla sovrabbondanza dell’iniquità. Perché, sì, anche questi infimi beni dilettano, ma non quanto il mio Dio, autore di ogni cosa, in cui appunto gode l’uomo giusto e che appunto è la delizia dei cuori retti.