Non voglio mettere più piede in questo paese, né nell'ONU. Puoi essere certo che continueremo a lottare per questo paese che avevi tanto amato, spinti dal ricordo ardente della bellezza e della poesia che segnava ogni tua battaglia". E nonostante, dicono i poliziotti, gli fosse stato detto di non toccare nulla, nei giorni successivi porta via alcuni oggetti cruciali della scena del crimine. Tuttavia sette fonti interne alla missione delle Nazioni Unite – che hanno accettato di parlare con Claudia Julieta Duque in condizione di anonimato per la loro sicurezza – hanno fornito dettagli “sulle discussioni e lo scambio di mail crittografate nei giorni che hanno preceduto il dibattito del 5 novembre, sull'esultanza per la rinuncia di Botero, sui conflitti interni causati dalla fuga di informazioni e sul ruolo di Mario Paciolla nelle verifica dei bombardamenti e sull'attacco hacker subito da vari funzionari della Missione”. contro l’accampamento di un fronte dissidente delle Farc. «È stato ucciso», hanno detto cinque giorni fa a Repubblica i suoi genitori sulla base di alcuni elementi emersi nelle ultime settimane. Ti vedo ancora impegnato in una di quelle discussioni appassionate che ti sono sempre piaciute tanto e che costringevano chi ti stava vicino a interrogarsi e a ripensare alle proprie certezze. Sul suo caso sono state aperte diverse indagini, fra cui una interna all’ONU, una portata avanti dalle autorità colombiane e una dalla procura di Roma, ma le novità provengono soprattutto dai giornalisti che hanno approfondito gli aspetti meno chiari della vicenda. Scrive Duque a. : “Mario era un appassionato di musica salsa, di film classici, di poesia, di calcio, e amava le persone sensibili. In sostanza, dopo l’accordo di pace tra il governo centrale e il gruppo guerrigliero, aveva deciso di mettersi a disposizione di quel Paese. Mario è la faccia di tutti quegli uomini e donne che fanno accompagnamento sul campo, e che mettono a repentaglio le proprie vite per salvare le nostre. Tornato in Colombia, continua Duque, fra il 19 e il 21 novembre Paciolla raccontò a più persone che lui e alcuni suoi colleghi di San Vicente del Caguán avevano subìto dei non meglio precisati «attacchi informatici». In questo difficile contesto, ciò che faceva Mario - prima come volontario di PBI e poi all’interno della Missione - era un lavoro delicato, complesso ma estremamente prezioso per le comunità locali. , la madre ha detto: “Vogliamo la verità. Ma a tornare - con un volo atterrato a Roma il 24 luglio - è stato invece il suo corpo senza vita, accolto dal dolore e dalla rabbia della famiglia e degli amici. È stato questo sogno che lo ha portato in Colombia, prima come accompagnatore di Peace Brigades International e poi con la Missione delle Nazioni Unite. L’ipotesi del suicidio è stata immediatamente scartata da chi conosceva Mario e il difficile contesto in cui lavorava. Un ulteriore, preoccupante dettaglio emerge alla fine dell’articolo di Duque: “Anche se finora si sa poco delle ore e dei giorni prima della sua morte, ho potuto confermare che il 14 luglio alle 10 della notte, ovvero poche ore prima di morire, Mario Paciolla si era collegato telefonicamente con il referente di Sicurezza della Missione di verifica a San Vicente del Caguán, Christian Thompson. Le autorità colombiane infatti - per incapacità, mancanza di volontà politica, o spesso per complicità - non riescono a controllare e pacificare il paese, dove il vero potere sta nelle mani di una complessa rete di paramilitari, narcotrafficanti, organizzazioni criminali, gruppi armati legali e illegali, guerriglieri, imprenditori e politici collusi. La lotta contro i guerriglieri inoltre è spesso divenuta pretesto per ulteriori violazioni dei diritti umani. Oltre 500 adesioni anche all’appello di Europaz, una rete di accademici e ricercatori nata a sostegno degli Accordi di Pace, in cui si chiede un’indagine indipendente, verità e giustizia per Mario. E lascia in una terribile condizione di vulnerabilità tutti coloro che, come lui, vengono in Colombia come volontari o come osservatori internazionale. Mario Paciolla: ¿el costo de la caída de un ministro? Il corpo di Mario Paciolla è stato ritrovato senza vita la mattina del 15 luglio (19.40 ora italiana) da una sua amica e collega, che non vedendolo arrivare in ufficio, si era preoccupata ed era andata a cercarlo a casa. Voglio una nuova vita, lontano da tutto". Mario Paciolla, chi era l’italiano morto in Colombia: troppe ombre sul suo decesso, per le autorità è suicidio, familiari e amici non ci credono. Ma a tornare - con un volo atterrato a Roma il 24 luglio - è stato invece il suo corpo senza vita, accolto dal dolore e dalla rabbia della famiglia e degli amici. Nell’attacco, definito “operazione impeccabile” dal presidente Iván Duque, morirono 18 minori. Leggi anche –> Scontro auto pullman Provinciale 148: un morto e nove feriti, Chi era Mario Paciolla, l’italiano morto in Colombia. Inoltre si sono arenati i negoziati con l’altro gruppo armato ribelle, l’Esercito di Liberazione Nazionale (ELN) e anche la smobilitazione delle Farc procede con difficoltà. Un giallo riguardante la sorte di un giovane italiano morto in Colombia sta suscitando particolare interesse in queste ore. Secondo l’ultimo report pubblicato dall'Istituto di Studi per lo Sviluppo e la Pace (Indepaz), dalla firma degli Accordi di pace al luglio 2020 sono stati assassinati 971 difensori e difensore dei diritti umani. Chi era Mario Paciolla? Sotto anonimato per ragioni di sicurezza, una sua amica dalla Colombia lo ricorda così a, Come scrivono gli amici e le amiche nella pagina Facebook “. Mario Paciolla: giallo in Colombia, omicidio o suicidio? Repubblica scrive che il primo a vedere il corpo di Paciolla è stato Christian Thompson, l’incaricato alla sicurezza della missione ONU a San Vicente del Caguán, con cui Paciolla «aveva chattato fino alle dieci di sera del giorno precedente». Proprio il 15 luglio, giorno in cui è stato trovato morto, sarebbe dovuto andare a Bogotà per iniziare le pratiche per il viaggio di ritorno. Secondo l'avvocato della famiglia Paciolla, Germán Romero, questo modo di procedere "implica la violazione da parte delle Nazioni Unite dei diritti alla privacy dell'operatore e il diritto di accesso alla giustizia per la famiglia". L’11 luglio, quattro giorni prima di morire, disse alla sua famiglia di voler tornare prima della fine del suo incarico, che sarebbe terminato alla fine di agosto, e scrisse a un amico di voler dimenticare la Colombia e tutto quello che era successo. Duque racconta che Paciolla iniziò a preoccuparsi nel novembre del 2019, mentre si trovava in Italia in vacanza: in quei giorni chiese alle riviste online che ospitavano le sue poesie di cancellarle, rese privato il suo account di Facebook, rimuovendo anche tutte le foto, e cancellò tutti i tweet del suo account di Twitter. In questo modo, commenta Duque, "a soli due giorni dalla sua morte, si è persa ogni possibilità fisica di ricostruire le circostanze in cui è morto Paciolla, o di raccogliere con la catena di custodia adeguata [ndr, senza che siano state verbalizzate sia le attività del sopralluogo che quelle di sequestro degli oggetti trovati] quelle prove materiali non prese in considerazione durante la rimozione del cadavere". Proprio il 15 luglio, giorno in cui è stato trovato morto, sarebbe dovuto andare a Bogotà per iniziare le pratiche per il viaggio di ritorno. Mario, tu che irradiavi tanta vitalità, non ti saresti mai suicidato, non avresti mai rinunciato a tutto ciò in cui credevi. Così viene descritto Mario Paciolla da chi l'ha conosciuto. Ed era per le Nazioni Unite che Mario Paciolla si trovava nel paese sudamericano in qualità di osservatore per la verifica dei risultati dei progetti. Nell’agosto 2019, nelle campagne intorno a San Vicente del Caguán il governo autorizzò un’operazione militare contro l’accampamento di un fronte dissidente delle Farc. Sei stato instancabilmente con chi cercava la verità, con chi lottava per la giustizia, con chi consegnava le armi e si impegnava a invertire il corso della violenza.