A destra rispetto alla precedente si trova la Porta dei Sacramenti (n. 6) realizzata da Venanzo Crocetti e inaugurata da papa Paolo VI il 12 settembre 1965. Qui è situata la tomba di Gregorio XVI (Luigi Amici, 1848-57, n. 22). Oggi voglio soffermarmi invece sulla sua carriera di architetto, dedicandomi al lungo progetto della basilica di San Pietro. Un'altra cancellata del Borromini delimita la Cappella del Coro (n. 63), speculare proprio a quella del Santissimo Sacramento, di cui riprende anche la suddetta configurazione esterna. Il papa Pio XII, appena eletto (1939), promosse la ricerca archeologica con i nuovi scavi, che nell'arco di dieci anni, dapprima, riportarono alla luce il pavimento dell'antica basilica costantiniana e, successivamente, i resti di una necropoli romana, che occupava il pendio del colle Vaticano, e che fu interrata (come solo l'imperatore poteva ordinare) dai costruttori della prima basilica. San Pietro: Antonio da Sangallo, Antonio Labacco : un progetto e un modello : storia e restauro. Dai contrafforti partono 16 nervature, dello spessore variabile tra i 2 e i 5 metri,[35] che si concludono nella lanterna; alla base di ogni costolone sono scolpiti i tre monti dello stemma di papa Sisto V. La cupola ha una struttura a doppia calotta: la calotta interna, dello spessore di circa 2 metri, ha funzione portante, mentre l'esterna, rivestita in lastre di piombo, è realizzata a protezione della prima ed ha uno spessore di circa 1 metro. Rudolf Wittkower, op. Alla pianta di Bramante, con una croce maggiore affiancata da quattro croci minori, Michelangelo sostituì una croce centrata su un ambulacro quadrato, semplificando quindi la concezione dello spazio interno. La presenza di questo spazio cimiteriale confermerebbe così la convinzione che il luogo di sepoltura di San Pietro si trovasse proprio nel luogo in cui gli fu eretto dapprima un sepolcro e poi la basilica. I successivi restauri, messi in opera tra il XIX secolo e il XX secolo, interessarono sostanzialmente il rifacimento della copertura in lastre di piombo della cupola e della lanterna (1870-1875); proprio alla sommità della lanterna, già nel 1809 era stato innalzato un parafulmine. Nel clima della Controriforma la pianta fu così ricondotta a una croce latina; come è stato osservato, si trattava di una tipologia capace di ospitare un maggior numero di fedeli, che trasformava la chiesa in uno "strumento di culto di massa". Modifica ), Mandami una notifica per nuovi articoli via e-mail. Egli fece innalzare il proprio sepolcro con una statua in bronzo somigliante a quella bronzea di San Pietro, inoltre, negli anni trenta del secolo, fece decorare i quattro altari sotto la cupola con simboli araldici e dagli stemmi di famiglia, così da esaltare la sua figura e la sacralità del suo potere. Fu solo sotto papa Paolo III, intorno al 1538, che i lavori furono ripresi da Antonio da Sangallo il Giovane, il quale, intuendo che non avrebbe potuto vedere la fine dei lavori per limiti di età, approntò un grandioso e costoso modello ligneo (oggi conservato nelle cosiddette sale ottagone che si aprono tra le volte e il sottotetto della basilica) sul quale lavorò dal 1539 al 1546, avvalendosi dell'aiuto di Antonio Labacco, per illustrare nei minimi dettagli il suo disegno. Michelangelo inoltre non prendeva ordini dai deputati che, più di una volta, si lamentarono di questa decisione. Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti con i suoi racconto quotidiani, Chi non conosce Michelangelo Buonarroti? [22], Durante questo pontificato venne collocata in cima alla cuspide della lanterna una sfera in bronzo dorato, sormontata dalla croce eseguita da Sebastiano Torrigiani. La cupola avrebbe conferito maestosità all’edificio, rendendolo ben riconoscibile e distinguibile da tutti gli altri. La palla, di bronzo ma laminata in oro, è stata accessibile a visitatori fin verso metà del Novecento. Rossellino, Bramante, Raffaello e Antonio da Sangallo. #SanPietro #Michelangelo #Bramante #Rossellino #Raffaello #AntoniodaSangallo #cupola #GiulioII #PaoloIII #NiccolòV #Bernini, La lunga e faticosa storia del progetto della basilica di San Pietro. La morte di papa Giulio II (1513), alla quale fece seguito quella dell'architetto (1514), causò forti rallentamenti al cantiere. La carica dell'arciprete è antichissima ed è riservata ad un cardinale; attualmente mantiene l'incarico, dal 31 ottobre 2006, il cardinale Angelo Comastri. Rossellino iniziò a lavorare sotto il pontificato di Niccolò V che ordinò il rifacimento dell’antica basilica costantiniana. Le forme della basilica di San Pietro, e in particolare quella della sua cupola, hanno fortemente influenzato l'architettura delle chiese cristiane occidentali. Lui iniziò la riforma della Chiesa cattolica romana e divenne il committente assoluto di Michelangelo. Il modello in legno di tiglio è in scala 1:15 ed è alto cinque metri e largo quattro. Segue il cerchio con Gesù Cristo, Maria, Giovanni Battista, san Paolo e i dodici apostoli. All'impianto centrale, caldeggiato anche dal Peruzzi, si innestava infatti un avancorpo cupolato, affiancato da due altissime torri campanarie; anche la cupola si allontanava dall'ideale classico del Bramante, elevandosi con una volta a base circolare con sesto rialzato, mitigata all'esterno per farla apparire a tutto sesto con un doppio tamburo classicheggiante scalare a pilastri e colonne. [12], Per poter eseguire tali lavori Bramante fece demolire quasi tutta la parte presbiterale dell'antica e veneranda basilica, suscitando polemiche permanenti fuori e dentro la Chiesa,[13] a cui presero parte anche Michelangelo, che criticò la distruzione delle colonne[14], e persino Erasmo da Rotterdam. Considerava il modello dell’architetto troppo costoso e sfarzoso. che sta per palmi romani), è articolato in tre navate per mezzo di robusti pilastri sui quali si aprono grandi archi a tutto sesto, alti 23 metri e larghi 13. I seguaci di Sangallo volevano rimanere con le unghie e con i denti dentro il cantiere di san Pietro e Michelangelo, per non vedere nomine a lui sgradevoli, minacciò più volte di abbandonare l’incarico. Inoltre realizzarono i costoloni con l'ausilio di sofisticate centinature in legno[27] e disegnarono i particolari tecnici della cupola in scala 1:1 direttamente sul pavimento della basilica di San Paolo fuori le Mura. Per cui era più semplice che i rappresentanti della Fabbrica finissero a fare compagnia ai sorci a Castel Sant’Angelo, che gli tagliassero i viveri. [23], Per il completamento della basilica fu probabilmente indetto un concorso, del quale non è però pervenuta alcuna prova documentaria. Per contattare Antonietta Bandelloni per collaborazioni, inviti, sponsorizzazioni o altro inviate una mail direttamente a antoniettabandelloni@gmail.com È inoltre possibile ipotizzare che il modello presentasse anche due calotte (una interna ed una esterna) di forma perfettamente emisferica,[15] analoghe a quelle riprodotte nelle incisioni di Stefano Dupérac; in ogni caso, verso la fine del Cinquecento, il progetto fu modificato da Giacomo Della Porta e Domenico Fontana, i quali realizzarono una calotta a sesto rialzato nel tentativo di dare maggiore visibilità alla stessa e di ridurre, al contempo, le spinte laterali generate dall'enorme mole della struttura. Lungo i quattro immensi pilastri che circondano l'invaso della cupola si trovano le sculture ordinate da Urbano VIII: sono San Longino (n. 88) di Gian Lorenzo Bernini (1639), Sant'Elena (n. 84) realizzata da Andrea Bolgi nel 1646, Santa Veronica (n. 80) di Francesco Mochi (1632), e infine Sant'Andrea (n. 76) di François Duquesnoy (1640). Il 28 febbraio 2013 suonarono a "Plenum" come saluto a sua santità Benedetto XVI mentre si apprestava a lasciare il papato tramite dimissioni. Successivamente la questione dei campanili fu ripresa da Gian Lorenzo Bernini. L’artista si trovava così di fronte ad un cantiere aperto, ancora lontano dalla sua fine. Viene descritto come vengono realizzati i sistemi di “abaci” per ogni “cellula-livello”, nonché la loro costruzione geometrica, la loro misura e confronto con le unità di misura del periodo, e il confronto dei pezzi costruiti con i medesimi studiati dai trattatisti. Paolo III in tutta risposta, in un motu proprio, diede a Michelangelo potere illimitato su tutte le questioni relative alla fabbrica di San Pietro. Oltre ciò, pare che non piaccia che i due campanili che vi faceva, le quattro tribune piccole e la cupola maggiore, avessino quel finimento, overo ghirlanda di colonne molte e piccole; e parimente non piacevano molto, e non piacciono, quelle tante aguglie che vi sono per finimento, parendo che in ciò detto modello immiti più la maniera et opera tedesca che l’antica e buona che oggi osservano gl’architetti migliori.