Si lavavano i piedi dopo l’antipasto perché l’antipasto si consumava nell’atrio: poi si cambiava stanza e ci si sdraiava nel triclinio (mangiavano sdraiati anche Gesù e gli apostoli, le tavole e le sedie di tante ultime cene arriveranno a partire dal medioevo) e quindi i piedi andavano lavati prima, per non imbrattare coperte e cuscini con fango e altro. Per coinvolgere lo spettatore, si racconta che il pittore decise di ambientare la scena in un luogo che assomiglia molto a una taverna dell’epoca, avvolgendo tutto in uno straordinario gioco di luci e ombre. Con una certa fedeltà, gli artisti di tutte le epoche partono dalle pagine evangeliche per illustrare l’episodio dell’Ultima Cena, innumerevoli volte replicato perché fulcro della fede cristiana, nell’istituzione dell’Eucaristia. Una delle pietanze più raffigurate nel Medioevo e nel Rinascimento fu l’agnello, dipinto per la prima volta in questo episodio dal Maestro del Libro di Casa, anonimo tedesco attivo tra il 1500 e il 1600. Il Charoset era una salsa, o meglio ancora un impasto di frutta. Mar28. Si prendevano i bocconi dal piatto comune con le tre dita della mano destra, pollice, indice e medio. L’obiettivo posso dire che è stato raggiunto, ma aveva proprio ragione san Francesco d’Assisi quando nella sua famosa Preghiera semplice diceva: “E’ dando che si riceve”. E come si mangiava, che cosa si beveva, come si stava a tavola ai tempi di Gesù? Ad esempio in un’Ultima Cena affrescata nel 1541 nella chiesa di San Leonardo a Tesero, in Val di Fiemme, compare il bretzel, che dovendo lievitare per almeno due giorni era considerato un pane della festa. Più nefaste le correzioni apportate al vino malriuscito, al quale si aggiungeva calce, gesso, resina, marmo polverizzato, conchiglie, pece, acqua di mare, erbe aromatiche, a volte anche la trementina (aiuto!!!). Per maggiori informazioni: https://paneefocolare.com/2018/05/28/informativa-sulla-privacy/#more-1416. Non è un caso: nella prima tradizione cristiana il pesce era un simbolo diffusissimo, che rappresentava Cristo. Ma nell’arte è tutta un’altra faccenda. Dettagli e aneddoti. Analizzando i residui secchi, hanno scoperto che al vino venivano aggiunti miele, ginepro, mirto, cannella, olio di cedro e resine varie. Ma cosa c’era sulla tavola dell’Ultima Cena? Nella tela prevale una prospettiva particolare, in cui gli Apostoli non vengono messi al centro della scena, che invece viene occupata da personaggi accidentali, come la donna che cerca un piatto in una tinozza o i servitori che prendono i piatti dal tavolo. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001. L’osservatorio, che misura le performance degli studenti in un arco temporale che va dalla frequenza scolastica al diploma, il loro rapido inserimento nel mondo del lavoro, la preparazione ai percorsi universitari e il futuro conseguimento di titoli accademici, ha riconosciuto al Majorana la capacità di fornire a tutti i propri allievi standard elevati nei livelli di conoscenza e una profilatura formativa completa, attuale e congruente con i bisogni del territorio in cui la scuola opera. Con docile fedeltà, gli artisti di tutte le epoche partono dalle pagine evangeliche per illustrare l’episodio dell’Ultima Cena. Nell’ultima cena di Tintoretto, realizzata tra il 1592 e il 1594 per la Chiesa di San Giorgio Maggiore a Venezia, compare una misteriosa torta decorata, raffigurata all’estremità del tavolo. Vi racconto questa storia affascinante. Oggi più che mai, dunque, sentiamo il peso di risultati così importanti e di primati riconosciuti a livello nazionale e, certamente, continueremo a lavorare ancora di più e sempre meglio per tenere sempre alto il nome del Majorana. Il menù era quello tipico della Pasqua ebraica (il Peseach), quello che quindi gli ebrei mangiano anche oggi: erbe amare, pane azzimo, charoset, agnello arrostito, vino. Tra i più curiosi, c’è quello che ritiene i gamberi simbolo d’eresia e peccato, per via del loro muoversi “all’indietro” rispetto alla retta via. (creativa), che è quella che metto anche nella curiosità e scoperta di nuove storie di cibo! Ma per chi come me è poco esperta di arte e molto interessata al cibo, la domanda, anzi le curiosità, nascono spontanee:  che cosa mangiò veramente Gesù, e che cosa gli hanno fatto mangiare i pittori di tutti i tempi? Siamo in Settimana Santa, e vorrei dedicare questo post all’Ultima Cena. Ma cosa c’era sulla tavola dell’Ultima Cena? In una Cena che è davvero l’ultima, dove il Maestro ha radunato i suoi discepoli per l’estremo saluto. Ancora un’importante conferma per il Majorana di Milazzo che giovedì 9 novembre ha ottenuto lo scettro di miglior Istituto Tecnico e Tecnologico della provincia di Messina. Nata a Rho, viaggiatrice e girovaga per lavoro e per passione. In una Cena che è davvero l’ultima, dove il Maestro ha radunato i suoi discepoli per l’estremo saluto.