Papa Bonifacio VIII: papa odiatissimo da Dante, nonché suo contemporaneo. Da questo pozzo escono i piedi dell'ultimo dannato i quali sono lambiti dal fuoco. Accade nel cerchio ottavo di Malebolge, raffigurato in chiave comica. FONTI. Dante mette queste parole al papa Niccolò III, anche lui dannato tra i simoniaci che sono condannati a stare a testa in giù in pozzi circolari e con i piedi lambiti da fiamma. La versione attualmente più accreditata è che la citazione riguardo alla durata del pontificato di Clemente sia un ritocco eseguito dal poeta in epoca successiva alla stesura della cantica. Nella scenetta teatrale il papa è divenuto l’assassino che deve confessare il nome del mandante se vuole evitare la pena della propagginazione cui è condannato. Della sua infanzia e prima giovinezza non si possiedono molte notizie poiché non c’è accordo tra gli storici sulla sua formazione che viene tradizionalmente associata all’abbazia savoiarda di Hautecombe. Con questo stratagemma Dante può collocare all'Inferno anche i papi non ancora morti, in particolare il tanto odiato Bonifacio VIII che egli vedeva come uno dei personaggi causa delle disgrazie dei suoi tempi. Sabato 9 settembre alle ore 11,00. Furono Nicolò da Cusa e Valla a smascherarne la falsità in età umanistica. In quella bolgia infatti vige la regola che stiano in superficie solo gli ultimi arrivati, che poi vengono fatti sprofondare nelle viscere rocciose dopo l'arrivo di un nuovo dannato. Poi il dannato profetizza l’arrivo prima di Bonifacio VIII e poi di Clemente V (sul soglio pontificio dal 1305 al 1314), il Papa responsabile dell’inizio della cattività avignonese per la Curia romana, «un pastor sanza legge». 7:37. Fu nominato cardinale diacono molto giovane (nel 28 maggio 1244) da Papa Innocenzo IV, con il titolo della diaconia di San Nicola in Carcere. Non è d'altronde molto accreditato dagli studiosi il fatto che Dante si fosse solo fidato del suo buonsenso, valutando le condizioni di salute del papa in carica. ", vv. “Deh, or mi dì: quanto tesoro volle. L’anima, che non può vederlo ma lo ha sentito arrivare chiede: “Bonifacio, sei già qui?”, Dante risponde di non essere il papa Bonifacio, e poi fa una bella ramanzina a Niccolò e a tutti gli ecclesiastici che, come lui, sono più devoti all’oro e all’argento che a Dio: “Gesù ha forse chiesto a Pietro dei soldi, per dargli le chiavi del Paradiso?! Qual è qu... Alunno cinese crede in Dio, viene costretto a... Preghiera a santa Rita da Cascia per una caus... Mistero intorno all'apertura della tomba di C... © Copyright Aleteia SAS tutti i diritti riservati. La spiegazione della situazione viene data di lì a poco, dopo che Virgilio ha intimato a Dante ammutolito dal dubbio di rispondere "Non son colui, non son colui che credi", quasi imitando ironicamente la ripetizione della domanda del dannato. PERCHÉ DANTE DETESTA FILIPPO IV, DETTO “IL BELLO”? Certo anche di questa vicenda Dante era informato, in quanto proprio in quegli anni molto impegnato politicamente. Questa pagina è stata modificata per l'ultima volta il 30 set 2020 alle 18:17. Proprio di voi parlava profetizzando l'evangelista Giovanni quando nell'Apocalisse citava colei che siede sopra le acque 'puttaneggiando con i re' (la Chiesa, che siede su tutti i popoli rappresentati da tutti i fiumi della Terra, anche se nell'Apocalisse i teologi hanno indicato rappresentare Roma)" (vv. Dante appare davanti a un papa, Niccolò III. That him I answered only in this metre: Papa Niccolò III non può che ascoltare le note cantate da Dante con rabbia, senza far motto, ma muovendo le gambe ancor con più foga, mentre Virgilio con gioia e lieto sembiante ascolta le rampogne mosse dal discepolo. Anniversario della pergamena “del palatio discooperto”, Archeoares ammessa ai benefici di Digital Impresa Lazio, RIAPERTURA DEI LUOGHI DELLA CULTURA A VITERBO, VISITA DEI MUSEI: ECCO LE REGOLE ANTI-CORONAVIRUS, Il Battista di fronte a Erode di Domenico Corvi. Il rimprovero è assai lungo e, durante tutto il tempo, l’anima del papa scalcia ancor più violentemente di prima, infastidita dalle parole di Dante. ma comunque gli risposi in questo modo: A questo punto Dante si sente di rispondere al Papa. Dante sta parlando con Niccolò III, papa simoniaco che attende la venuta del suo successore, Bonifacio VIII. Dante mette queste parole al papa Niccolò III, anche lui dannato tra i simoniaci che sono condannati a stare a testa in giù in pozzi circolari e con i piedi lambiti da fiamma.Niccolò III non potendo vedere in faccia Dante, ma sentendolo avvicinarsi, crede che si tratti Bonifacio VIII, predestinato a tale pena. Giovanni Gaetano Orsini (Roma 1216 – Soriano nel Cimino 22 agosto 1280) nacque nella nobile famiglia romana Orsini. Niccolò, inoltre, vendeva cariche approfittando della propria posizione di potere. L’anima di Virgilio:approva le parole di Dante contro il papa. Il pontificato di Niccolò III durò solo 33 mesi ma fu comunque contrassegnato da eventi molto importanti. Luogo: pietra livida dove si aprono pozzi circolari. È l'alba di sabato 9 aprile (o 26 marzo) del 1300, alle prime ore del mattino. Qui risiedono i simoniaci.Dante era stato accusato di baratteria quando era ambasciatore… «Canto XIX, nel quale sgrida contra li simoniachi in persona di Simone Mago, che fu al tempo di san Pietro e di santo Paulo, e contra tutti coloro che simonia seguitano, e qui pone le pene che sono concedute a coloro che seguitano il sopradetto vizio, e dinomaci entro papa Niccola de li Orsini di Roma perché seguitò simonia; e pone de la terza bolgia de l’inferno.». Durante la vita di Dante si sono succeduti ben quattordici papi! Nell’Apocalisse Giovanni l’evangelista aveva previsto la corruzione del clero «quando colei che siede sopra l’acque / puttaneggiar coi regi a lui fu vista». Bonifacio morì nel 1303 e la Divina Commedia è ambientata tre anni prima… ma Dante vuole proprio metterlo all’Inferno! Dante e i Papi avidi. ch’i’ pur rispuosi lui a questo metro: Quindi il poeta, dopo un'invocazione alla sapienza divina che con giustizia amministra sia il mondo dei vivi sia le punizioni nell'Inferno, inizia a tracciare l'aspetto della nuova fossa: piena di buchi (gli ricordano quelli del bel San Giovanni a Firenze, dove si battezza e dove Dante ebbe occasione di scheggiarne uno quando si trattò di salvare un ragazzo che vi stava affogando) dai quali escono le gambe dei peccatori fino alle cosce (il "grosso"), con le piante dei piedi accese da fiammelle che sembrano quelle che lambiscono la superficie ("la buccia") delle cose unte; per il supplizio questi dannati scalciano furiosamente ("per che sì forte guizzavan le giunte, che spezzate averien ritorte e strambe", vv. Il canto si svolge in un clima di sdegno. Il racconto si conclude con una violenta inventiva di Dante contro la simonìa e la corruzione ecclesiastica, che il dannato ascolta scalciando forte con le gambe, per ira e per rimorso di coscienza. Il maestro solleva quindi Dante e lo riporta sul sentiero sopra il fossato. Grave è l'accusa della terzina seguente: Dante dice che ora i Papi adorano un Dio d'oro e d'argento (chiaro è il riferimento all'episodio biblico del Vitello d'oro), che non è nemmeno uno, ma sono cento, come nel diabolico paganesimo. 26-27, cioè così forte scuotevano i ginocchi che avrebbero spezzato qualsiasi tipo di corda, comprese le fortissime "ritorte" di vimini e le "strambe" di fibre vegetali). Tanto per cominciare Bonifacio VIII, appena nominato papa, revocò agli Spirituali (tanto cari a Dante) il privilegio di vivere separati dal resto della famiglia francescana, al fine di limitarne l’autonomia. Il peccatore allora inizia a cantilenare con sorpresa "Se' tu già costì ritto, / se' tu già costì ritto, Bonifazio? Io non so se fui troppo sfacciato, Grazie a questa trovata artificiosa e beffarda Dante quindi colloca Benedetto Caetani nell’Inferno, quando era ancora in vita. La visione del fuoco e la discesa graduale verso l'abisso sono figure presenti anche in alcune visioni di religiosi medievali, come Alberico di Settefrati o San Pier Damiani. vv. Niccolò III dice di sè a Dante pellegrino: Il papa riconosce, dunque, che le ricchezze accumulate in vita ed i vantaggi elargiti ai suoi parenti servendosi indebitamente dell'autorità papale lo hanno "messo in borsa", cacciato a testa in giù nel foro della terza bolgia. Il canto diciannovesimo dell'Inferno di Dante Alighieri si svolge nella terza bolgia dell'ottavo cerchio, ove sono puniti i simoniaci; siamo nel mattino del 9 aprile 1300 (Sabato Santo), o secondo altri commentatori del 26 marzo 1300. Benedetto Caetani, nato ad Anagni nel 1235, fu papa dal 1294 al 1303 e sin dal suo avvento fu un personaggio molto controverso, caratterizzato da atteggiamenti assai determinati, arrivando sino a una spregiudicatezza estrema che gli procurò numerosi antagonisti, tra cui certamente Dante. Tra il 1277 e il 1278 fece costruire a Soriano nel Cimino, attorno ad una torre preesistente, la grande fortezza oggi conosciuta come Castello Orsini. vv. by atrebil71. 7:07. Per questo Niccolò III sa dallo scritto del futuro che Bonifacio VIII giungerà all’Inferno nel 1303. Poco dopo l'episodio noto come l'oltraggio di Anagni, in cui il papa fu sequestrato da Sciarra Colonna e Guglielmo di Nogaret su istigazione di Filippo IV il Bello, nel 1303, Bonifacio VIII morì.