Continuamente, lungo tutto il film, il regista tiene tesa l'attenzione e la partecipazione di chi guarda: crea situazioni il cui esito incerto mette ansia, inserisce imprevisti che interrompono il fluido svolgersi degli avvenimenti, allude a segreti che incombono e inquietano: mai, malgrado la lunghezza della pellicola, si allenta la tensione emotiva, fino all'ultimo spettacolare colpo di scena dell'incendio. Le immagini contengono già la verità del personaggio, pur riuscendo, per il momento, misteriose e indecifrabili per lo spettatore. In realtà la casa - quando la si vede per intero - era un modellino, così come il vialetto che ci arriva. Montecarlo e la favola di Cenerentola fra ombre e luci, 3. Rebecca era incinta dell'amante, l'aveva raccontato a Max e intendeva lasciarlo; egli l'ha intenzionalmente uccisa per evitare lo scandalo. «Un giallo fiabesco, moderno ed inquietante» lo definiscono Éric Rohmer e Claude Chabrol. Rebecca - La prima moglie (Rebecca) è un film del 1940 diretto da Alfred Hitchcock, tratto dal romanzo Rebecca, la prima moglie di Daphne du Maurier, vincitore di due Premi Oscar, tra cui quello per il miglior film. Dell'immaginario del Romanticismo ci sono parecchi elementi: un notturno, il chiaro di luna, un sentiero tortuoso e interrotto da una selva intricata e infestante, un cancello in ferro battuto chiuso con la catena attraversato per una "soprannaturale potenza", le rovine di un castello abbandonato. La necessità di conquistare l'amore del marito, d'indovinarne e realizzarne i desideri inespressi, la conduce a indagare sul suo passato. Il colpo di scena del ritrovamento del panfilo naufragato e del corpo di Rebecca produce una metamorfosi: infatti la donna, dopo aver appreso che Max odiava la prima moglie e che l'ha assassinata, se pur accidentalmente, anziché rimanere spaventata, si sente liberata dall'incubo della gelosia. Il rapporto d'amore con Max è un percorso di conoscenza e di presa di coscienza di sé stessa. Prima ricostruzione, raccontata da Max: l'incidente. Il cast è quasi completamente inglese. La successiva inquadratura dell'uomo di spalle e il dettaglio dei piedi, instabilmente poggiati al suolo, rinforzano l'effetto di pericolo. Nel 2008 la RAI ha realizzato una versione diretta da Riccardo Milani e interpretata da Cristiana Capotondi, Alessio Boni e Mariangela Melato. Hitchcock ebbe a dichiarare: «il film è la storia di una casa; si può dire che la casa è uno dei tre personaggi principali del film».[8]. [4], «Ci si accosta a questa trasposizione dell'altrettanto celebre romanzo di Daphne Du Maurier subito coinvolti in un'atmosfera da favola gotica, si sfiora l'horror, si costeggia il melò e si precipita in un rebus di cristallina coerenza poetica.»[5]. Terza ricostruzione, raccontata dal ginecologo, il dottor Baker: il suicidio. Le riprese iniziarono nel settembre del 1939, proprio mentre in Europa la Polonia era invasa dall'esercito tedesco e scoppiava la seconda guerra mondiale. Hitchcock girò l'opera ad Hollywood; Daphne du Maurier s'ispirava ai luoghi della sua infanzia a Fowey e in età adulta in quei luoghi affittò il maniero di Menabilly. La storia narrata nel film segue abbastanza fedelmente l'omonimo romanzo di Daphne du Maurier, differendone solo lievemente per qualche dettaglio. Hitchcock conferma e aggiunge «... la protagonista è Cenerentola e la signora Danvers è una delle sorelle cattive». Hitchcock, grazie al mezzo visivo, può invece avere piena libertà di passare dalla storia alle memorie alle visioni. Schiacciata da un confronto impari, con tenacia non si arrende, continua la sua indagine, ma senza volerlo cede all'impulso inconscio d'imitare Rebecca. L'assenza del nome per la seconda moglie rappresentò però un problema in fase di scrittura della sceneggiatura. Prima di recarsi in tribunale confessa però, solo alla moglie, la verità. Durante il processo Massimo ribadisce che la morte di Rebecca fu una disgrazia, ma il colonnello Julyan incaricato dell'indagine vuole approfondire le circostanze della morte della donna chiamando dei testimoni. Punta ad annientarla e distruggerla psicologicamente. Nella parte della signora Danvers, la spietata e folle governante, fu scelta Judith Anderson: gelida, rigida, un viso senza espressione, l'attrice riesce a trasformarsi in una presenza terrificante. Secondo questi studi Hitchcock traccia, nel personaggio della protagonista, un ritratto femminile molto moderno, complesso e profondo, anche alla luce delle teorie psicanalitiche. Intollerante della nuova moglie del padrone, fa di tutto per farla sentire un'intrusa, un'ospite sgradita. Massimo e la nuova moglie, giovane, timorosa e ingenua, giungono al castello, dove la governante, la signora Danvers, una donna dal volto duro e inquietante, nutre ancora un'ammirazione incondizionata nei confronti della precedente datrice di lavoro e il ricordo ossessionante di lei conduce la nuova moglie alla gelosia e all'esasperazione. Rebecca infatti non amava il marito e, pochi giorni dopo il matrimonio, aveva raccontato a questi tutte le sue vicende sentimentali e sessuali, senza pudore. Questa è dunque la ricostruzione esatta della morte di Rebecca; un diabolico piano architettato unicamente dalla donna, con un suicidio mascherato da omicidio. Collaborarono alla sceneggiatura lo scrittore Michael Hogan, Joan Harrison, segretaria e sceneggiatrice del regista, e Robert Sherwood, che operò sulla parte finale.