Gli autori antichi furono divisi sulle origini del nome “Argo” dato alla nave. ( Chiudi sessione / L'Argo poté riprendere il suo cammino. I conquistatori del mitico vello d'oro. Medea gli diede una pomata che lo protesse dalle fiamme dei tori, consentendogli di superare la prova. In suo aiuto arriva Afrodite che, forse è poco noto, è nemica giurata delle Sirene, il motivo è molto discusso e quello più verosimile è che tali donne alate si siano consacrate al voto di verginità, fatto sta che Bute viene salvato e anche il suo viaggio può continuare. Alcimede mandò il figlio dal centauro Chirone perché badasse alla sua educazione e per sottrarlo alla violenza di Pelia; questi, sempre timoroso che qualcuno potesse usurpargli il trono, consultò un oracolo che lo avvertì di stare attento all'uomo con un solo sandalo. La madre lo affidò al saggio centauro Chirone, creatura metà uomo e metà cavallo. ( Chiudi sessione / In un piccolo contributo c’è molto di più.Dona con: Se continuiamo a tenere vivo questo spazio è grazie a te. la figlia di Eete, Medea, si innamorò di Giasone e decise di aiutarlo: poiché conosceva le arti magiche, gli fornì un unguento che lo rese invulnerabile contro i tori. Ancora una volta l’intervento di Medea si dimostrò decisivo: attraverso le sue arti magiche, la donna convinse le figlie di Pelia che avrebbe cucinato per loro una pozione magica che le avrebbe rese di nuovo giovani, ma che sarebbe stato necessario cuocere in questa pozione loro padre. Giasone invece, addolorato per la perdita dei suoi figli, dopo aver donato la sua mitica nave al tempio di Febo, in Corinto, si ritirò a vivere nella più completa solitudine. Se continui ad usare questo sito dichiari la tua conoscenza ed approvazione. È la mitica nave Argo: per spiegare la sua presenza su una pergamena degli inizi del IX secolo occorre intraprendere un itinerario solo in apparenza complicato. Sulla pagina di un manoscritto carolingio, oggi a Londra (British Library, ms. Harley 647), una nave è disegnata con parole. Eeta promise di darlo a Giasone a patto di superare tre prove, ma una volta saputo di cosa si trattava Giasone si disperò. Purtroppo tutto ciò non durò molto poiché Acasto, un figlio di Pelia, aizzò tutto il popolo contro di lui e contro l’odiata Medea. Ecco la nave Argo lungo la riva rocciosa dell’isola, ai margini della sfida (che si chiuderà con la morte dell’incauto re dei Bebrici). Le stelle delle costellazioni sono fisse, ma niente impediva di costruire su di esse immagini varianti. Medea, usando i suoi poteri magici, convinse le figlie di Pelia che lei era in grado di ringiovanirne il padre tagliandolo a pezzi e bollendolo in un calderone pieno di acqua e erbe magiche. Ben presto vennero su temibili giganti. Leggi anche La sorte di Giasone: tra gloria e sfortuna – parte 1, Testata Giornalistica Registrata presso il Tribunale di Napoli con autorizzazione n°18 1009/2018. Oggi la nave viene identificata come una piroga monossile, ovvero ricavata da un solo tronco colossale, proveniente secondo la mitologia dall’ultimo albero della sua razza, che si trovava sul Monte Ossa e venne abbattuto, sagomato e scavato all’interno con zappa e fuoco fino a formare un affusolato guscio impenetrabile spinto da cinquanta eroi. Poi ripartirono ma persero l'orientamento, riapprodando nuovamente nello stesso luogo in una notte senza luna; ciò fece sì che Dolioni e Argonauti non si riconoscessero. Giasone uccise il drago, prese il vello d’oro e raggiunse la giovane donna che lo attendeva al limitare del bosco. Progettato da Elegant Themes | Alimentato da WordPress. Pelia, figlio del dio del mare Poseidone e di Tiro (madre anche di Esone e quindi suo fratellastro), era assetato di potere e ambiva a dominare l'intera Tessaglia. Quando quest'ultimo venne a saperlo, Medea era già andata via, in volo verso Atene su un carro mandatole dal nonno, il dio del sole Elio. Fineo aveva raccomandato a Giasone di liberare una colomba mentre si avvicinavano a queste isole: se la colomba fosse riuscita a passare avrebbero dovuto remare con tutte le loro forze, mentre se fosse stata stritolata la sorte della spedizione sarebbe stata destinata al fallimento. Erano stati i Greci, in particolare Tolomeo, a mettere ordine nel cielo, assegnando a ogni gruppo di stelle un nome a seconda della figura che sembravano formare sulla sfera celeste. Il viaggio di Giasone in alcuni punti si sovrappone a quello di Odisseo e in entrambi troviamo gli eroi confrontarsi con il problema delle Sirene che all’epoca infestavano i mari e che costituivano uno tra i maggiori problemi dei naviganti. Secondo una variante l'eroe morì di crepacuore dopo aver appreso la notizia dell'uccisione dei figlioletti. Un esempio è proprio sul ventre della Cista Ficoroni, un’opera che è da sempre su tutti i manuali di storia dell’arte: è il primo manufatto artistico di cui sia certa l’esecuzione a Roma, attorno alla metà del IV sec. Giasone invece, addolorato per la perdita dei suoi figli, dopo aver donato la sua mitica nave al tempio di Febo, in Corinto, si ritirò a vivere nella più completa solitudine. Giasone liberò la colomba, che riuscì a passare perdendo solo qualche piuma dalla coda: gli Argonauti allora remarono con tutte le loro forze, riuscendo a passare e riportando solo un lieve danno alla poppa della nave. Piccoli cerchi punteggiano l’imbarcazione, alcuni sulla poppa ricurva, altri sul doppio timone, altri ancora accanto lungo la chiglia e sul capo di banda. Ad un tratto, l’albero maestro, corroso dalle intemperie e dal tempo, si spezzò e cadde rovinosamente travolgendo l’eroe che morì sul colpo proprio su quella leggendaria nave con la quale conquistò il vello d’oro, gli onori e la gloria. Salirono sulla nave ed insieme al resto dell’equipaggio fuggirono dalla Colchide. Medea accecata dalla gelosia al solo pensiero che Giasone potesse davvero prendere in moglie la giovane figlia del re Creonte, si servì ancora una volta della sua magia per modificare il destino suo e dell’amato Giasone.