Cioè si deve capire perché abbiamo sbagliato». Penso che per una persona chiedere perdono spontaneamente sia molto difficile. In questo servizio, urgente e funzionale, l’educatore vive la sua presenza nella consapevolezza esplicita e riaffermata di essere «soltanto servo» della presenza potente di Dio. Restano quello che sono: diversi l’uno dall’altro. Il Dio che Gesù rivela non fa pagare ad alto prezzo il perdono.Lo offre gratuitamente per restituire vita e speranza. Viene superato il silenzio e ci si immerge in una consapevolezza riflessa, rispettosa del mistero e, nello stesso tempo, coinvolgente tutta la propria esistenza, solo a precise condizioni. Quindi anche una volta morti, continuerai a vivere nella felicità; non è che una volta morti, basta!». Proponiamo alcuni riferimenti. Cosa rilanciano verso questa esperienza? Mentre Dio, nonostante tutto, anche se ho paura del giudizio finale, lo vedo sempre come un amico, a cui posso rivolgermi e parlare. Nelle storie di vita ci sono tre giovani che esprimono la loro concezione del mistero trinitario. L’altro aspetto caratteristico che compare in questa storia di vita è quello che viene espresso con la citazione di don Mazzolari che mette in evidenza il fatto che Dio parla nel silenzio e che, quindi, la voce dello Spirito può essere udita quando si fa silenzio ovvero quando si passa dall’agire tumultuoso e rumoroso alla contemplazione di Chi si vuole realmente ascoltare.«Spesso mi trovo a parlare con Dio. Penso di avere più paura della sofferenza, del dolore, quando uno per tanto tempo sta male». Il terzo atteggiamento è quello della paura della morte che nasce dalla paura del giudizio di Dio, dell’inferno e dell’infelicità eterna. Oppure gli dico di aiutarmi. «In questo periodo poi stiamo ritornando alla situazione in cui mi trovavo prima di incontrare questo insegnante perché mi sto allontanando, mi sto allontanando molto. È una cosa molto particolare conoscere Dio come Padre.Accanto al riconoscimento di Dio come Padre vi è nelle storie di vita il racconto di esperienze di preghiera, spesso intesa come dialogo, tra i protagonisti delle stesse e Dio. Ne ricordiamo solo alcuni, con l’unica preoccupazione di mettere in evidenza la prospettiva. L’amore stesso del mio ragazzo... Secondo me è molto difficile dare a un bambino, a un uomo il senso di Dio, il senso della presenza di un padre, della presenza di Dio, se non si ha la testimonianza dell’amore umano, dell’amore sulla terra». Viene espressa qui, indirettamente, la convinzione che lo Spirito Santo sia anche la comunicazione di Dio all’uomo. Chi non lo sa o chi ne ha paura, tradisce la potenza della croce di Gesù». Ci litigo pure e questo è, secondo me, la prova che mi sento un figlio. Paolo dice forte la sua esperienza: abbiamo vinto la morte. «Adesso ho bei rapporti di amicizia con le ragazze. Dovrebbe in verità esistere una sola volontà in un cattolico: quella di Gesù. Come ne parlano? Da una parte, si tratta di far crescere la consapevolezza esplicita di quello che si sta vivendo senza rendersene conto. Proseguendo nella navigazione l’utente accetta l’utilizzo dei suddetti cookie. Ne ricordiamo solo alcuni, con l’unica preoccupazione di mettere in evidenza la prospettiva.Secondo il racconto del Genesi sul «mondo vuoto e deserto» aleggia lo Spirito di Dio (come un vento impetuoso) e la vita compare. Il primo è quello dei giovani credenti che dichiarano di non avere paura della morte perché hanno fede nell’esistenza di un aldilà, nel paradiso e che vedono la morte come passaggio che li conduce all’incontro con Dio. «A me piacciono le persone tutte quante e ognuna è bella nella sua diversità». Vuol dire morte reale e definitiva, anche se poi siamo convinti che il Signore è talmente buono che arriverà a perdonare anche loro. Cosa bella che quando ero piccolo, prima di uscire, mi faceva il segno della Croce e mi dava un bacio. «Sicuramente era la mia mamma, perché stando più a contatto con lei mi ha insegnato lei a fare il Nome del Padre, il Padre Nostro così. Questo fatto è dovuto al fatto che il termine solidarietà è utilizzato nella maggioranza dei casi per indicare un’azione di aiuto verso persone e situazioni di marginalità, povertà e disagio, mentre il termine condivisione è maggiormente utilizzato per indicare la condivisione all’interno del proprio gruppo o della propria comunità di vita.Questa dissociazione tra solidarietà e condivisione è comunque il segno di un limite nel senso che indica quella forma di carità che, purtroppo, non abolisce la distanza tra chi aiuta e chi è aiutato, ma anzi la aumenta.La parola solidarietà ha la stessa frequenza, tra l’altro, della parola Spirito Santo, e quindi è stata usata nelle storie di vita con molta parsimonia.Le espressioni inerenti la solidarietà che gli intervistati hanno raccontato vanno da quella che non riconosce nella solidarietà alcuna dimensione spirituale, perché è ritenuta un carattere quasi biologico dell’uomo, a quelle in cui compare l’insegnamento e la testimonianza di Gesù.In mezzo a questi estremi vi sono le testimonianze di giovani che stanno vivendo un cammino di educazione alla solidarietà con tutte le difficoltà e le contraddizioni.«Io credo che le persone siano comunque spinte alla solidarietà, proprio perché l’uomo è un animale sociale. La parola solidarietà ha la stessa frequenza, tra l’altro, della parola Spirito Santo, e quindi è stata usata nelle storie di vita con molta parsimonia. [2]In questo stesso stile ci rivelano lo Spirito. «Io sono un essere debole, schiavo del peccato. Pensavamo e speravamo in una sua guarigione e di ridere con lei il giorno dopo di questa preparazione. Lui non è un Dio che punisce».Vi è, invece, un giovane che intreccia sì il tema della libertà con l’esperienza religiosa, ma senza arrivare a una qualche conclusione.«Il rapporto fra la mia libertà e l’azione di Dio è una delle cosa più dibattute...».Vi sono poi due casi in cui vi è l’espressione del valore della libertà nell’educazione religiosa. Egli è la sorgente della vita; è la forza che ci fa riconoscere Dio come Padre; è quel frammento della vita stessa di Dio che ci fa diventare pienamente figli suoi, come lo è Gesù di Nazareth. Egli mi ha scelto per portare ai poveri la notizia della loro salvezza» (Lc 4,16-30).Nell’ora della resurrezione, lo Spirito è colui che dà vita all’Abbandonato del venerdì santo: lo Spirito lo restituisce alla vita, per poter riconciliare gli uomini con il Padre, assicurando così la vita piena per tutti (Rom 1, 4).Gesù consegna lo stesso Spirito ai suoi discepoli, per lanciarli, in modo competente e coraggioso, nella realizzazione della missione che ha affidato ad essi: «Io manderò su di voi lo Spirito Santo, che Dio, mio Padre, ha promesso. I SEGNI DELLA PRESENZA DELLO SPIRITO DI DIO NEL CR... SANTA TERESA BENEDETTA DELLA CROCE (Edith Stein), UN BUON CRISTIANO DEVE OFFRIRE ALLEGRIA A TUTTI, LA SCELTA DI DIO RICADE SEMPRE SUI "PICCOLI". Le creature di Dio e amate da Dio dovrebbero fondare la loro vita sull’amore, io non sempre ci riesco però sono dell’idea che sia così». Il fatto che questo atteggiamento sia predominante fa dire che questo segno implicito della presenza dello Spirito abita il mondo giovanile. Su essi rileggeremo poi il vissuto dei giovani per verificare il riconoscimento (in modo più o meno consapevole) della presenza dello Spirito nella loro esistenza quotidiana. È interessante osservare come questo giovane appartenente, dall’esperienza relazionale del suo gruppo ecclesiale abbia percepito la presenza dell’azione dello Spirito. La prima è quella di un giovane non appartenente a gruppi e associazioni ecclesiali, che introduce confusamente il tema dell’identità unica tra Padre, Figlio e Spirito Santo riconoscendo però subito l’esistenza del mistero trinitario. «Sinceramente mi sono sentita sempre perdonata, anche se peccati grossi non li ho mai fatti. Un progetto di pastorale giovanile, LAS, Roma 1996, 143-146. Possiamo però percorrere un’altra direzione di ricerca: verificare fino a che punto sono presenti, in modo consapevole, i «doni dello Spirito», i segni della sua azione trasformatrice. Non lo possiamo però eludere totalmente, attraverso qualche comodo rimando.Vogliamo sottolineare tre preoccupazioni: possono rappresentare una specie di indice logico di temi su cui pensare e su cui tornare. "O Gesù, sapendo che il sacerdote è un dono del Tuo Cuore, voglio accoglierlo come Tuo inviato, ascoltarlo come Tuo rappresentante; santifica, o Signore, tutti i Tuoi sacerdoti perchè noi pure possiamo essere santificati dal loro ministero. Con la formula «percorsi», messa a titolo, indichiamo i luoghi, i cammini e le esperienze in cui possiamo riconoscere la presenza dello Spirito, in modo quasi diretto, nel mondo giovanile.