Il "vero" mondo si nasconde agli occhi dell'uomo. Il mondo della forma scientifica deriva da una conoscenza sensibile. Dunque di qualcosa o di un insieme che viene prodotto naturalmente, o mediante procedimento artistico o magico, e che comunque mantiene sempre in sé una natura essenzialmente illusoria. ecc.. Il tutto serve alla vita, ai fini della sopravvivenza (fisica ed emotiva, infatti se non possedessimo un’interfaccia per attingere vita dalle risorse disponibili, che ne sarebbe di noi?). quello che fa nascondere atman (il sè, brahman). Infatti un’”interfaccia” tra noi e il mondo (termine tratto dall’informatica) non è “irreale”, è ciò che “consente di utilizzare ciò che serve” e che altrimenti sarebbe stato non utilizzabile; l’interfaccia può essere costituita dai nostri cinque sensi fisici, in più possediamo un sentire razionale e irrazionale, di pensiero analogico (incluse esperienze mistiche); un’altra interfaccia sono leggi della fisica, della matematica, ecc. Non è un argomento semplice da spiegare e definire. e universalismi
Senza poterci qui dilungare sugli aspetti etimologici della questione, ricorderemo che la parola sànscrita māyā esprime ad un tempo le idee di produzione, arte, magia, illusione. Quello che i testi sacri di varie religioni (inclusi i Veda) esprimono, sono esperienze mistiche, in cui soggetto e oggetto si confondono, che può comprendere chi le ha vissute, il quale le esprimerà con il linguaggio dei tempi e della cultura di provenienza. Chiaramente per la realtà spirituale intrinseca dell’induismo questo aspetto non può che essere diverso che in occidente. Oltre ad essere presente in molti capolavori della letteratura giapponese, anche contemporanei, quest’espressione ha infatti prestato il nome alla cosiddetta Ukiyo-e, le ‘Immagini del mondo fluttuante’, una forma d’arte di stampe popolari sviluppatasi in Giappone, in particolare nella città di Edo fra il XVII e il XVIII secolo, che è giustamente assai nota ed apprezzata in Occidente, anche per la frequente, esplicita rappresentazione di scene intensamente erotiche. I suoi compagni di prigionia lo deriderebbero e non accetterebbero di essere liberati da lui. 11/14. l’altro potere di maya è vikshepa, quello di proiettare un mondo (che è mithya e non satyam, la sua realtà è solamente apparente). In Conclusione, direi in un ossimoro o in un paradosso: “Tutto so, ma di nulla sono testimone”. Buona serata. Il velo di Maya Arthur Schopenhauer Con l'espressione Velo di Maya , coniata da Arthur Schopenhauer nel suo Il mondo come volontà e rappresentazione , si intendono diversi concetti metafisici e gnoseologici propri della religione e della cultura induista e ripresi da vari filosofi moderni. Tanto meno esprime correttamente il concetto, l’idea di Māyā così come essa è stata originariamente concepita dalle menti indiane. Le pieghe dell’anima: luci ed ombre della mente. Spiegherà con linguaggio semplice cosa è il velo di maya. E noi, siamo disposti a rompere le nostre catene e a liberarci dell’oscurità delle caverne in cui ogni giorno rischiamo, a volte inconsapevolmente, di essere imprigionati? Questa conoscenza è di tipo fenomenico. L'uso che ne fa Schopenhauer è però molto diverso dal significato originale della cultura induista. Il mondo "reale" della scienza si esprime con le forme di spazio, tempo e casualità. La filosofia di Schopenhauer in fin dei conti non è così complessa. Portale di informazione a cura della testata giornalistica SoraWeb.it, IL VELO DI MAYA – SOCRATE E L’EDUCAZIONE: ‘CONOSCI TE STESSO’, ‘IL VELO DI MAYA’: LA NUOVA RUBRICA DI SORAWEB. Il velo di Maya si presenta così come un tessuto di fenomeni la cui natura è apparenza, e il compito del filosofo, così come quello dell’individuo che si interroga sul senso dell’esistenza, è proprio quello di squarciare il velo e abbracciare il noumeno, per Kant inconoscibile ma per Schopenhauer raggiungibile attraverso l’esperienza del vivere. Il tragico epilogo tracciato da Platone richiama chiaramente la fine di Socrate e la simbologia filosofica del mito è davvero ricca. Per questo a volte gli studenti non riescono a comprenderne il significato. [...] Gli shudra perdono ogni rispetto per le caste superiori, e diventano anzi loro la casta più rispettata nel Kali Yuga. È questo il cammino del filosofo, il quale non è più incatenato al mondo dell’opinione, ma riesce a risalire la strada della verità. I prigionieri vivono lì dentro da sempre e l’unico mondo che conoscono è quello che si riflette sulla parete che hanno di fronte. il velo di maya è preso dal potere di maya chiamato nelle upanishad avarana, che significa velamento. ugo locatelli. E se l’uomo liberato scendesse di nuovo nella caverna? Secondo Schopenhauer la vita dell'uomo è infatti come un pendolo che oscilla tra la noia e il dolore. Esse sono l'arte, la pietà e l'ascesi. Di questo dunque si tratta, d’una gerarchia di gradi di realtà, tutti comunque l’uno all’altro collegati, dal più basso al più alto e viceversa. Schopenhauer afferma che la vita è un sogno. La sua incredibile e perdurante fortuna, peraltro, da un lato ci aiuta a comprendere la grande differenza che esiste fra il pensiero europeo e quello asiatico, dall’altro ci fornisce l’occasione di restituire il vero significato a questo termine, che è pressoché intraducibile in una lingua occidentale. Se ci si chiede poi da dove Schopenhauer abbia potuto trarre l’idea di velo quale simbolo dell’illusorietà della realtà che ci circonda, ebbene non occorre andar molto lontano, e certamente non in India, perché questo simbolo appartiene peculiarmente a quel gruppo di religioni che non a caso si autodefiniscono come ri-velate; come se venissero nascoste una seconda volta, dove se il secondo velo corrisponde all’oscurità della rivelazione spirituale in quanto tale, e cioè ineffabilmente incomprensibile, il primo è certamente quello corrispondente alla natura ingannevole del mondo, di quel mondo al cui richiamo si deve resistere e che va infine trasceso. l’altro potere di maya è vikshepa, quello di proiettare un mondo (che è mithya e non satyam, la sua realtà è solamente apparente). La prima è la forma intellettuale, scientifica. Gli schiavi finirebbero col mettere a morte il loro ex compagno che tenta di educarli, che cerca di guidarli verso la realtà che loro hanno sempre ignorato e che continuano a non voler vedere. Schopenhauer afferma che bisogna strappare via questo velo. quello che fa nascondere atman (il sè, brahman). Anzi, essa è estremamente affascinante. Anche l’aspettativa di qualcosa oltre l’illusione potrebbe essere illusione (forma in cui tutto appare, o noi stessi appariamo a noi stessi). Velo di Maya: cos’è e perché ci rende prigionieri Non amo il complottismo, credo infatti che accusare poteri esterni della propria condizione sia un modo come un altro per non assumersi le responsabilità della propria esistenza. Schopenhauer pensa che il mondo non sia così com'è. E questo non è certamente un caso. Senza dubbio l’uomo liberato, una volta in piedi, vedrebbe che le immagini sulla parete non erano altro che proiezioni di simulacri e, fuori dalla caverna, farebbe fatica ad abituarsi alla luce del sole. Una caverna buia e umida, uomini immobilizzati dalle catene. Nota a tutti è l'attenzione dedicata da quest'ultimo al tema della maschera, ma forse è meno conosciuto il fatto che anche Schopenhauer... Come tutti sappiamo, la scoperta dell'America nel 1492 da parte di Cristoforo Colombo fu un avvenimento che rivoluzionò per sempre la storia di tutto il mondo; causò infatti inevitabili conseguenze in tutti i campi di maggiore importanza: sociale, economico,... L'Illuminismo è stata una corrente politica, filosofica e letteraria sviluppatasi in Europa intorno al XVIII secolo che aveva il compito di "illuminare" la mente degli uomini, servendosi della scienza e della razionalità come principi cardine.